Lettera agli azionisti

Nella complessa dinamica recessiva che caratterizza l’attuale fase economica occidentale, il 2009 può essere considerato l’esercizio in cui la crisi finanziaria ha finito per manifestare le sue dolorose ricadute sull’economia reale.

La forte flessione dell’economia internazionale e, come conseguenza, di quella nazionale, che nel 2009 ha provocato una riduzione di circa il 5% del PIL, ha pesantemente influito sul sistema produttivo del Paese, comportando, in particolare, con il calo della domanda globale di beni e servizi, una forte riduzione anche dei consumi energetici.

Tale fenomeno, che per Acea si è rivelato meno incisivo rispetto ad altre imprese operanti su territori più industrializzati, accompagnato da una concatenazione di fattori straordinari ed auspicabilmente non ripetibili, si riverbera sui risultati del Gruppo, che vengono presentati.

Motivazioni esogene legate all’andamento del sistema economico e le conseguenze endogene, dovute a una prolungata fase di assestamento all’interno della partnership con Gas de France, hanno reso le attività connesse al mercato dell’energia il principale elemento di palese sofferenza, che emerge tra i business gestiti dal Gruppo.

D’altro canto l’impegno anche in settori molto diversi da quello dell’energia e non strettamente legati alle dinamiche economiche, conferisce al nostro Gruppo una solidità assoluta.

ACEA vanta, infatti, e consolida la leadership nazionale nel comparto Idrico e opera con successo nel settore Ambiente, con sempre più numerosi impianti per la termovalorizzazione dei rifiuti e per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Al di sopra di tutto, però, pesa e rappresenta un condizionamento pressoché totalizzante il pagamento all’Erario di 110 milioni di Euro, quale sanzione comminata ad Acea SpA dalla Commissione Europea per la questione degli aiuti di Stato legati alla cosiddetta “moratoria fiscale”. Senza di essa, infatti, la Vostra Società avrebbe risentito quasi esclusivamente del riflesso negativo generale della crisi economica, che nel 2009 ha condizionato l’intero sistema produttivo.

Le radici più profonde di questa crisi, e allo stesso tempo le conseguenze più gravi, vanno ricercate nel drammatico calo di fiducia che affligge ormai tutti i mercati oltre a settori sempre più estesi della società civile.

La strada per ricostruire fiducia passa inevitabilmente attraverso la creazione del valore e la serietà della governance.

ACEA sta affrontando questa contingenza con assoluta determinazione e ha voluto mettere in campo ogni sforzo possibile per non intaccare in alcun modo, ma anzi per accrescere il suo straordinario valore, che è a un tempo industriale, economico e sociale per il territorio.

Creare fiducia impone prudenza. Così l’esercizio 2009 si chiude con accantonamenti importanti per far fronte a ogni possibile rischio futuro. Si tratta di rischi legati ad esercizi precedenti che non devono inibire in alcun modo l’efficienza e lo sviluppo dell’Azienda in un momento tanto delicato e strategico.

Per tutte le attività regolate, ACEA si manifesta viva e vitale e guarda con ragionevole ottimismo al 2010, con l’obiettivo di consolidare le gestioni in essere e di cogliere ogni occasione per lucrare le opportunità che l’ulteriore apertura dei mercati, attesa a seguito delle recenti modifiche legislative in materia di servizi pubblici locali, potrà offrire.

Creare fiducia impone soprattutto coraggio. Così nel 2009 gli investimenti sono stati incrementati rispetto all’anno precedente di oltre 100 milioni di Euro, nonostante il contesto macroeconomico e nonostante la richiamata sanzione per la “moratoria fiscale” che ha sottratto, come detto, 110 milioni di Euro all’economia e alla liquidità del Gruppo.

E gli investimenti continueranno con lo stesso ritmo anche nel 2010 con un piano di circa 500 milioni distribuiti: per il 40% all’area Idrico, al fine di consentire lo sviluppo tariffario previsto e consolidare la leadership nazionale; per il 20% alla Distribuzione di energia elettrica, per garantire il costante miglioramento della qualità del servizio e della sua continuità; per il 25% all’area Ambiente ed Energia, al fine di sviluppare la capacità di termovalorizzazione, di smaltimento dei fanghi di depurazione, del trattamento delle biomasse e dei rifiuti speciali. Inoltre, un significativo contributo alla sostenibilità ambientale è costituito dalla destinazione del 15% delle somme previste dal piano degli investimenti al settore delle energie rinnovabili, eolica, fotovoltaica e da cogenerazione.

Vale, peraltro, la pena soffermarsi sulle novità introdotte dal decreto legge n. 135 del 2009, cosiddetto “decreto Ronchi”. Esso, infatti, segna un passaggio fondamentale per porre al riparo, in termini di continuità e durata, le gestioni dei servizi idrici integrati affidate a società del Gruppo, che il precedente assetto normativo, peraltro incompleto, lasciava, nella migliore delle ipotesi, nel limbo dell’incertezza interpretativa.

Era, infatti, previsto dall’art. 23bis del decreto legge n. 112 del 2008, modificato di recente dal “decreto Ronchi”, che le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica dovessero cessare alla data del 31 dicembre 2010 e, in mancanza del regolamento di attuazione di tale norma, era incerto se continuasse a operare la salvaguardia per le società quotate in borsa, prevista dal comma 15bisdell’articolo 113 del Testo Unico delle Autonomie Locali, n. 267 del 2000.

Pari incertezza caratterizzava inoltre, il mantenimento degli affidamenti in capo alle cosiddette società miste pubblico-privati per la gestione del medesimo servizio idrico, nelle quali ACEA opera, in qualità di socio privato, nelle regioni Toscana, Umbria e Campania.

La nuova disciplina supera tale situazione, prevedendo la cessazione degli affidamenti in capo ad ACEA e alle società idriche del Gruppo solo alla conclusione naturale, prevista dai contratti di servizio.

Per quanto riguarda gli affidamenti diretti in capo ad Acea SpA ciò è condizionato dalla riduzione anche progressiva della partecipazione azionaria del Comune di Roma a una quota che, al 30 giugno 2013, non potrà superare il 40% del capitale e che, al 31 dicembre del 2015, si ridurrà di un ulteriore 10%.

Tale riduzione verrà operata dall’Azionista di maggioranza, secondo le indicazioni di legge, o attraverso procedure di evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali.

Il percorso alternativo delineato dalla legge consisterebbe nella rinuncia agli affidamenti per ACEA più importanti come contribuzione al MOL, quale su tutti, quello del servizio idrico integrato nell’Ambito Ottimale 2, Lazio Centrale, per sottoporsi a gara per un nuovo affidamento. Tutto ciò appare talmente gravido di rischi che non può essere in alcun modo preso in considerazione.

D’altra parte, il Comune di Roma ha già adottato i primi atti di indirizzo politico propedeutici all’attuazione del dettato legislativo, avendo il Consiglio comunale approvato, nella seduta dell’11 febbraio 2010, una mozione proposta dalla maggioranza con la quale impegna il Sindaco e la Giunta:

  • “a porre in essere tutte le azioni necessarie per delineare un percorso di cessione delle quote azionarie di ACEA SpA, in eccesso rispetto ai limiti indicati dalla legge, che garantiscano al Comune di Roma il controllo della società e, in particolare, del servizio idrico, vista la natura pubblica del bene acqua, la cui fornitura va assicurata come servizio universale accessibile a tutti;

  • ad agire in ottemperanza e secondo modalità e tempi previsti dalla legislazione vigente, e comunque in coerenza con le opportunità offerte dal mercato, tenendo conto dei profili di vantaggio sia per la società, sia per l’azionista Comune di Roma, sia per il cittadino-utente;

  • ad attuare tutte le iniziative necessarie per assicurare il rispetto degli obblighi di trasparenza procedurale previsti dalle disposizioni vigenti, informandone il Consiglio e acquisendo il relativo consenso”.

Ciò non influisce sull’operatività del Gruppo: non saranno tralasciate le opportunità che potranno prospettarsi nel corso dell’anno di estendere l’azione vuoi in nuovi ambiti territoriali del servizio idrico, vuoi in nuovi settori come, su tutti, quello della distribuzione del gas nel Comune di Roma, ove questo riesca ad avviare la gara per la nuova concessione del servizio.

Progetti ambiziosi perseguiti con prudenza. Piuttosto che distribuire dividendi, in un momento così delicato abbiamo scelto di irrobustire le riserve e promuovere gli investimenti per rilanciare sul mercato valori assoluti e conquistare l’opportunità di alleanze strategiche.

Non mancano, quindi, signori Azionisti, né visione degli obiettivi, né prospettive di immediato riavvio di quella redditività che ha caratterizzato l’investimento nella Vostra Società, che anche quest’anno, nonostante la profonda e diffusa crisi economica, avrebbe potuto presentare un risultato netto positivo di 26,4 milioni di Euro, se non si fosse abbattuta la scure della cosiddetta “moratoria fiscale”, che conduce, nostro malgrado, ad un saldo negativo per 52,5 milioni di Euro.

Confidiamo nella serietà e nella qualità delle scelte operate, certi che nei prossimi anni Acea distribuirà importanti dividendi risultando così appetibile a tutti coloro che vorranno partecipare al suo capitale e alle sue intraprese.